Sabato 11 Febbraio 2012

Oceana e la salvaguardia del mare

Copyright 2004 - Innovazione Culturale onlus Fonte La Voce - Scienze scaricata 10 Set. 2010 - 10:00

New Orleans A distanza di pochi mesi dal disastro ambientale piu' grande per dimensioni fisiche e mediatiche, un evento che sta avendo delle importanti ripercussioni politiche internazionali, ancora nel Golfo del Messico e' esplosa una piattaforma petrolifera, la Vermilion 398, della compagnia petrolifera Mariner Energy.Se i danni sono inferiori a quelli che causo' lo scoppio della piattaforma BP questa estate, la paura e' stata identica perche' non e' piu' possibile mascherare l'insicurezza con la quale queste piattaforme gestiscono una risorsa ad alto potenziale distruttivo per l'ecosistema marino. L'opinione pubblica mondiale si e' scontrata con una realta' preoccupante e dannosa per tutti, anche per coloro che non vivono sulle coste: in maniera violenta, molti si sono accorti che il mondo e' un sistema interconnesso dal delicato equilibrio e comincia a chiedere sicurezza e qualche certezza in piu' sullo stato dell'ambiente in cui vive.In questo senso stanno andando gli sforzi dell'organizzazione internazionale per la conservazione marina Oceana, che ha creato un sistema innovativo per la misurazione dei livelli inquinanti degli idrocarburi tossici proprio intorno agli impianti della BP Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Le rilevazioni saranno effettuate da centinaia di sensori per la misurazione verticale situati tra la superficie e 2000 metri di profondita', distribuiti ogni 100 metri di profondita', e daranno modo di verificare il livello di contaminazione dell'acqua anche da parte di particelle microscopiche di petrolio.L'equipe di scienziati, che ha impiegato due settimane per collocare e recuperare il sistema di rilevamento, e' diretta dall'oceanografo Xavier Pastor; il progetto, pero', e' stato ideato dallo specialista in inquinamento da petrolio Jeff Short, uno dei ricercatori incaricati dal governo degli Stati Uniti di monitorare gli effetti della fuoriuscita dalla Exxon Valdez quando faceva parte della NOAA.La spedizione ha installato i sensori in sedici diversi punti del Golfo, lasciandoli in acqua per cinque giorni per permettere la registrazione dei dati. Una volta recuperati, i sensori sono stati inviati a un laboratorio indipendente e specializzato che portera' a termine le analisi tra circa un mese.Il lavoro permettera' di determinare i livelli di inquinamento da idrocarburi tossici nella zona occupata dalla piattaforma della BP e anche in altre zone del Golfo a ovest e a nord della stessa.Per Pastor, 'la ricerca e' uno dei progetti piu' importanti e ambiziosi tra quelli previsti nella spedizione di Oceana nel Golfo del Messico. La campagna e' iniziata agli inizi di agosto e si prolunghera' per due mesi. Questi rilevamenti saranno completati dalle immersioni in diverse zone del Golfo da parte dei sub di Oceana e l'uso di due robot sottomarini che possono raggiungere 300 e 700 metri rispettivamente '.Dal suo canto, Short spiega che 'nessun ente ha collocato un sistema di sensori come quello di Oceana, nemeno considerando il fatto che l'uso di disperdenti ha frammentato le particelle di greggio fino a renderle invisibili. Una volta analizzati i rilevamenti, otterremo dati reali sull'inquinamento della zona. Bisogna tenere conto del fatto che ventuno anni dopo restano ancora zone costiere e di pesca colpite dal disastro della Exxon Valdez in Alaska, e la fuoriuscita dalla Deepwater Horizon e' molto piu' importante '.Se le dimensioni del disastro causato dalla BP dovessero superare anche le previsioni piu' pessimistiche, il lavoro messo in atto da Oceana diventerebbe non solo un modello di previsione sulle conseguenze dell'inquinamento per l'ambiente marino, ma anche un sistema di rilevazione costante degli inquinanti invisibili e, quindi, in grado di prevenire le situazioni limite od oltre limite come nel Golfo del Messico.Senza considerare che i dati potranno diventare forse la base per una possibile class action contro BP.Mario Pasquali

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